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Bollettino sulla Pandemia della Musica ITALIANA: autorizzato il vaccino RARES

Sarò onesto: in questa fase, il conflitto mi attanaglia e mi costringe a fermarmi un attimo per riflettere sul momento che sto vivendo. No ragazzi, quale conflitto bellico. Chissenefrega. Andiamo per priorità, diamine. Non siate superficiali. Quello che mi blocca è il conflitto interiore indotto dal complicato momento musicale italiano. Sì, la situazione è più grave del previsto. Mi sento Woody Allen in preda alle sue consuete crisi d'identità, davanti al dentifricio irrimediabilmente incrostato nel lavabo. La situazione che mi tormenta, sia chiaro, è sempre la stessa. Da anni. Eppure non c'è terapia, integratore o mindfulness capace di sbrogliare la matassa. Chi mi conosce accetta, malvolentieri, la mia beauty routine settimanale. Il sottoscritto aspetta il venerdì non per il gin tonic, non per lo smash burger, non per il sashimi, ma per le uscite discografiche. Sembra un caso grave. Invece è peggio. Sì, lo so, c'è la crema per le rughe (citazione per pochi). Sì, lo so...
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Sono estremista Gaberiano e, in quanto tale, la politica non mi interessa (Apologia di un REFERENDUM)

Di politica non capisco nulla, e non ne vado mica orgoglioso. È semplicemente andata così. Non mi ha mai catturato quella passione lì, anche se ci ho provato: come con certe cose che sulla carta dovrebbero piacerti, impari le regole, ti avvicini, fai uno sforzo ma alla fine non scatta. La mia curiosità si è sempre infilata altrove, nelle cose facili e relativamente concrete. La politica invece mi è sempre sembrata una lingua che non riuscivo a parlare. E allora, quando mi chiedono da che parte sto, per onestà prima ancora che per stile rispondo: “Sono gaberiano”. E il distacco diventa incolmabile. A Giorgio Gaber ci sono arrivato tardino. In un passato remoto di età pre-adolescenziale un pro-zio, informatico di giorno e pirata nella notte, ci aveva anche provato con una vecchia compilation passata quasi per caso, dentro c’era anche Adriano Celentano, e all’epoca a “destra/sinistra” preferì la più utile “Una Carezza in un pugno”. Poi nel frizzante covid-time del 2020 mi capita in TV uno...

EDUCAZIONE PER MIO FIGLIO - La serie - Capitolo QUATTRO

Nel 2007 Michael Bublé pubblicava il suo terzo album in studio, Call Me Irresponsible . La ricetta era semplice, audace e quasi sfrontata: due inediti (e che inediti,  Everything e Lost ) e il resto cover. In continuità con quanto gli aveva garantito il planetario successo anni prima.  Non un vezzo, ma un vero manifesto: rinvigorire gli standard dei grandi crooner e farli diventare pop. Sinatra, naturalmente, c’era; perle come Me and Mrs. Jones , The Best Is Yet to Come , I’ve Got the World on a String, pure . Tutto orchestrato con la solita formula: arrangiamenti lussuosi, voce sontuosa, rispetto per la tradizione con una mano, nemmeno troppo ferma, di vernice moderna. Un disco che i puristi avrebbero definito superfluo e irrispettoso, e che invece per me diciottenne diventò un inno. Per me Call Me Irresponsible ha una storia precisa. Era il 2007, e mi fu regalato dalla mia fidanzata dell’epoca. Un atto di amore e, diciamolo, di tolleranza: non era facile accettare che il p...

EDUCAZIONE PER MIO FIGLIO - La Serie - Capitolo TRE

  L'idea di questa serie mi è venuta rileggendo  Lettera a mio figlio sulla felicità  di Sergio Bambarén. L'amico Leonardo me l'ha suggerito qualche tempo fa per rimpinguare la personale cambusa di incertezze, errori e consigli sbagliati.  Così mi sono chiesto: se dovessi lasciare in eredità qualcosa a mio figlio, a mio nipote o al vicino di casa, cosa potrei donare? Non un manuale di insegnamenti (mai posseduti), non una casa (figuriamoci), ma dei dischi. I cinque album che hanno cambiato il mio modo di ascoltare e forse anche un po' di vivere. Non è un'educazione accademica, non c'è niente di tecnico o teorico.  È un'educazione musicale fondata sulla passione. Quella che vive nelle cuffie, che rimbalza nelle casse di una KIA e risorge da una playlist Spotify condivisa di nascosto. CAPITOLO 3: LA DURA LEGGE DEL GOL, 883 (1997) Premessa: considerate che oggi vivo quotidianamente un preoccupante problema di memoria a breve, medio e, vi dirò, anche lungo termi...

EDUCAZIONE PER MIO FIGLIO - La Serie - Capitolo DUE

  L'idea di questa serie mi è venuta rileggendo  Lettera a mio figlio sulla felicità  di Sergio Bambarén. L'amico Leonardo me l'ha suggerito qualche tempo fa per rimpinguare la personale cambusa di incertezze, errori e consigli sbagliati.  Così mi sono chiesto: se dovessi lasciare in eredità qualcosa a mio figlio, a mio nipote o al vicino di casa, cosa potrei donare? Non un manuale di insegnamenti (mai posseduti), non una casa (figuriamoci), ma dei dischi. I cinque album che hanno cambiato il mio modo di ascoltare e forse anche un po' di vivere. Non è un'educazione accademica, non c'è niente di tecnico o teorico.  È un'educazione musicale fondata sulla passione. Quella che vive nelle cuffie, che rimbalza nelle casse di una KIA e risorge da una playlist Spotify condivisa di nascosto. Capitolo 2: Tiziano Ferro –  Nessuno è solo (2006) Tiziano Ferro ha avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione sentimentale, spirituale e soprattutto motoria. ...

EDUCAZIONE PER MIO FIGLIO: La Serie - Capitolo UNO

L'idea di questa serie mi è venuta rileggendo Lettera a mio figlio sulla felicità di Sergio Bambarén. L'amico Leonardo me l'ha suggerito qualche tempo fa per rimpinguare la personale cambusa di incertezze, errori e consigli sbagliati.  Così mi sono chiesto: se dovessi lasciare in eredità qualcosa a mio figlio, a mio nipote o al vicino di casa, cosa potrei donare? Non un manuale di insegnamenti (mai posseduti), non una casa (figuriamoci), ma dei dischi. I cinque album che hanno cambiato il mio modo di ascoltare e forse anche un po' di vivere. Non è un'educazione accademica, non c'è niente di tecnico o teorico.  È un'educazione musicale fondata sulla passione. Quella che vive nelle cuffie, che rimbalza nelle casse di una KIA e risorge da una playlist Spotify condivisa di nascosto. Capitolo 1: Rino Gaetano -  Resta vile maschio, dove vai? (1979) Avevo sedici anni e ho scoperto il mondo dentro un hard disk illegale che girava tra i banchi del liceo come un sacr...

Successo o svendita? Cosa stiamo diventando per essere virali

La fama si costruisce o si rincorre? Quando il talento non basta, c’è chi si reinventa. E per fortuna c’è ancora chi resiste.  La musica italiana nell'era tiktokkiana C’era un tempo in cui la musica aveva bisogno di tempo. Tempo per essere pensata, per essere scritta, tempo per maturare e infine tempo per essere capita. Oggi no. Oggi ha bisogno di reattività, algoritmo, ritornello da 8.5 secondi e una sufficiente dose di “imbarazzo creativo” . E così, sempre più artisti si trovano di fronte a una scelta: seguire la propria strada o saltare sul carro della viralità . C’è chi, pur di farsi notare, rinnega se stesso . Cambia stile, cambia pubblico, cambia identità. E poi c’è chi resta fedele. E rischia di restare un artista. Dal jazz all’“arte sporca” Parlo da uomo tradito . Da primo fan . Da vicino di casa . Da sconfitto. Parlo di Serena Brancale , una delle voci più eleganti, potenti e raffinate che (parte di) questo Paese abbia avuto la fortuna di ascoltar...